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    Home»Cronaca»Referendum del 17 aprile sulle trivellazioni: Ne parliamo con Nicola Cavazzuti (Rifondazione Comunista)
    Cronaca

    Referendum del 17 aprile sulle trivellazioni: Ne parliamo con Nicola Cavazzuti (Rifondazione Comunista)

    Matteo MarchiniBy Matteo MarchiniMarzo 13, 2016Nessun commento4 Mins Read
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    QuotidianoApuano.net inizia, con oggi, una serie di interviste ad esponenti politici locali per conoscere meglio le ragioni del Si e del No sul referendum del prossimo 17 aprile sulle trivellazioni. La prima intervista vede come protagonista il consigliere comunale del Partito Rifondazione Comunista, Nicola Cavazzutti al quale abbiamo rivolto le seguenti domande:

    – Ci può spiegare in cosa consiste il referendum sulle trivellazioni?

    – Con questo referendum, indetto da 9 Regioni italiane, si vuole abrogare un articolo della legge di stabilità 2015 che prevede la possibilità da parte delle compagnie petrolifere di effettuare per sempre, senza limiti temporali, le trivellazioni entro le 12 miglia marine.

    – Cosa prevede di modificare il referendum?

    – L’abrogazione della norma interromperebbe alla scadenza della licenza le trivellazioni che interessano in questo momento diverse coste italiane e non solo dell’Adriatico.

    – Favorevole al si o al no? Perchè?

    – Rifondazione Comunista da indicazione di voto “SI'” al referendum del 17 di Aprile. Crediamo che il modello di società ed economico non può più essere basato su sistemi che oramai hanno dimostrato la loro inefficienza e il loro impatto ambientale. Nello specifico il sistema attraverso il quale si effettuano le trivellazioni ha impatto sulla fauna costiera, e di conseguenza sull’ecosistema, devastanti, mettendo a rischio economie, come quella turistica e della pesca, che meritano certamente interesse da parte dei governi. Quando ogni anno consumiamo più risorse rispetto a quelle che la nostra Terra riesce a generare, crediamo che sia il momento di agire e dare ascolto a chi si pone, rispetto alla risorse, in modo più sostenibile, guardando un po’ di più alle generazioni future. Anche gli atti legislativi non possono prescindere da questo: è vitale accettare laicamente che il nostro sistema economico non è più sostenibile così come lo conosciamo e occorre agire oggi con gli occhi dei nostri nipoti. Non crediamo neppure che il ricatto occupazionale, che regolarmente viene messo sul piatto della bilancia quando fa comodo, possa essere argomento valido, visto che i dati empirici ci dicono che le fonti di energia rinnovabili e le buone pratiche generano molti posti di lavoro in più rispetto alle strutture industriali legati alle fonti fossili. Certo la ricchezza in questo modo viene maggiormente redistribuita, diventa  più democratico l’utilizzo dell’energia e le grandi multinazionali non possono godere del monopolio attuale. Questo è il nocciolo politico del referendum.

    – Secondo lei i cittadini italiani quanto sono informati su questo referendum?

    – Il silenzio delle istituzioni e della stampa è assordante. Nessun media nazionale ne parla, gli approfondimenti locali sono lasciati alle associazioni ambientaliste e ai comitati locali. Nessuno spazio insomma per chi vuole difendere il mare. Ci rammarichiamo che non si sia permesso di votare il referendum assieme alle amministrative, si sarebbe permesso certamente un’affluenza importante e si sarebbero risparmiati 360 milioni di euro, più o meno il taglio che il Governo ha fatto alla sanità Toscana.

    – Perchè i cittadini dovrebbero votare SI?

    – Votare sì vuol dire prima di tutto riappropriarsi del diritto di scegliere fra un mondo votato esclusivamente al fossile e ai rischi ambientali conseguenti, oppure indicare a questo e ai futuri governi che è il caso di guardare il mondo con altri occhi, guardare alla sostenibilità, guardare alle fonti rinnovabili, redistribuire ricchezza ed energia in modo più democratico, sottraendo agli interessi di profitto elementi indispensabili alla vita dell’uomo come l’acqua, il mare, i nostri territori. Riappropriarsi degli elementi fondamentali della natura deve essere un diritto. Presentarsi il 17 di Aprile alle cabine elettorali e votare sì, significa tornare a casa e guardare negli occhi i propri figli, i propri nipoti, certi di avere svolto il proprio ruolo di cittadino consapevole, consegnando loro un mondo, magari meno fintamente lussuoso, ma certamente più democratico, più pulito, più sostenibile.

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